Social networks are killing blogging

11 Luglio 2009

Proprio così, la colpa come sempre è di Faccialibro (e non solo, a dire la verità). E’ questa la verità. Anche in questi giorni di estate ho tantissime cose da fare: ho appena terminato il lavoro al cherry market (Cozzini dixit), e ancora non mi fermo. Non riesco a trovare un angolino dove rallentare, sedermi, e guardare il corso degli eventi dall’anno scorso a oggi. Quando questo accadrà, forse mi renderò conto di tutto ciò con cui quest’anno mi ha travolto.

La terribile verità è questa. Arrivo a casa stanca, accendo la musica. Sorseggiando un bicchiere d’acqua fisso lo schermo. E poi, arriva Faccialibro. Perdo il (poco) tempo libero in cazzate e giochetti.

I Social Networks stanno diventando invadenti. A parte la privacy, tutto è riassunto in poche e scarne parole. Una relazione, un’amicizia, un commento a una foto. E quando avrei più bisogno di scrivere, e di leggere flussi di pensieri e di riflessioni, ecco che mi trovo davanti a fredde opzioni. E i blog che chiudono sono sempre di più. Anche questo non può definirsi un post come si deve. Faccialibro è simpatico, ma quando diventa una droga è troppo.

All the people are dancing, and they’re having such fun. I wish it could happen to me.


Voglio far qualcosa che serva.

3 Giugno 2009

Bye bye Bombay. 29 maggio 2009: Marlene Kuntz al teatro romano. 30 maggio: Afterhours nello stesso luogo. Due concertoni in due giorni, cosa che non mi era mai successa. Sono stata dilaniata dal dubbio per due settimane, pensando a quale scegliere. Poi una persona mi ha detto: “Chiara, santo cielo, non è il momento di fare l’avaraccia!”.

Il 29 sono arrivata al teatro romano in condizioni un po’ assurde. Ero reduce dalla mia prima settimana di studente-lavoratore (=scuola la mattina, lavoro il pomeriggio e studio la sera), quindi un po’ distrutta. Compito di greco il giorno dopo, e 5 tragedie ancora da studiare, più metà di Euripide. Aiuto.

I Marlene hanno offerto un concerto dissonante eppure ordinato. In ogni loro pezzo c’era un’armonia di insieme, una certa unione, un senso. Godano saltella, suona e canta, muovendosi come un burattino da una parte all’altra del palco. Una delle compagnucce che mi hanno accompagnato mi sussurra: “Mmmh… Godano… vorrei essere lì in quel momento”. I Marlene finiscono, tornano sul palco, fanno altre quattro o cinque canzoni. Un freddo e un vento assurdi, e il cielo scuro. Quel giorno, santo cielo, era piovuto. Non ho potuto fare a meno di pensare, quel pomeriggio, allo sfortunato concerto degli Who nel 2007. Invece, c’erano le stelle sopra di noi. E Godano cantava, e le canzoni scavavano. Le belle scoperte: “Ape Regina” e “Festa Mesta”.

La sera dopo sono tornata in un mood molto diverso. Sapevo di aver chiuso i libri fino a settembre, e la cosa mi piaceva. Molto. Sapevo che avrei passato una serata con molte persone a cui voglio bene. E Manuel non ci ha davvero deluso. Ha fatto pezzi che amo alla follia: “La vedova bianca” in primis, “Riprendere Berlino”, “Ci sono molti modi”. E poi è tornato Godano, per fare “Impressioni di settembre”. «Ho la sensazione di aver già vissuto questa scena» ho gridato. Ekfrones, abbiamo compreso cosa volesse dire. Essere fuori di testa, possesso, invasamento. Sì, direi che ci siamo sentite un po’ Baccanti, in particolare durante il concerto del 30. E’ stato bello trovarsi in mezzo a gente con la stessa passione, la stessa follia, gli stessi sentimenti (anche se non sono mancati personaggi assurdi, come la biondona e la tipa invasata). E poi il gran finale. Avevo sperato per tutta la sera che facessero una canzone in particolare. Ho chiesto, ma i miei compagni non mi hanno dato speranze. Gli After escono, ritornano sul palco. E poi eccola: quella stessa canzone che mi ha accompagnato l’anno scorso, in questo stesso periodo. Che brutto, il maggio dell’anno scorso. Questo è diverso, per alcuni lati solare, per altri non bello. Io non tremo, è solo un po’ di me che se ne va. Concerti assolutamente stupendi, pieni di significato, anche se l’acustica non era sempre al massimo. Quei concerti che ti aiutano a capirti… all’altezza del CapaRezza di questo inverno.

C’è crisi. Non sono la prima a dirlo. Di sicuro queste due serate mi hanno sollevato in un periodo tanto strano, che si evolve e cambia di giorno in giorno. E’ solo il tempo a rivelare la stagione, lo so. Ma vorrei tanto far qualcosa che serva.


Then I see you, you’re walking cross the campus

30 Aprile 2009

Ho appena finito la settimana di studio peggiore, fino ad adesso. Ho una certa quantità di sonno, ma mi preparo ad uscire e a rivedere i miei compagni delle medie. Che, per inciso, non vedo da almeno quattro anni. Alcuni dei quali, per inciso, non ho nessuna voglia di rivedere. Altri invece a cui voglio bene, ma con cui sono rimasta in contatto.

Chissà perchè ci vado, chissà perchè insisto, quasi, per andare a questa pizza.

Invece, avete presente la sindrome di Peter Pan? Ecco, forse ho trovato una spiegazione alla mia nostalgia perenne. Solo che secondo Wikipedia dovrei avere una grafia fortemente accartocciata a sinistra. E invece.

Va beh, oggi non prendetemi troppo sul serio.

Sto ascoltando i Vampire Weekend. Mi ricordano quest’estate. Magari non è stato il periodo migliore della mia vita, ma va comunque ricordato. Ho voglia di caldo e di sole.


Saffo, e Alceo

8 Aprile 2009

In questo pezzo, bellissima rielaborazione delle liriche greche. E’ un droga, mi fa venire i brividi ogni volta che l’ascolto.

Mi sembra un dio

Quel deficiente che ti siede accanto

Guarda tranquillo negli occhi

Che io inseguo ed amo tanto

Ed il caffè mi trema nella tazzina

Quando vi vedo insieme a far colazione

La lingua mi diventa di cartone

E il sangue di gelatina

 

C’è chi dice che la cosa più bella sia la libertà

C’è chi dice, avere una casa e una famiglia

Forse in fondo non è normale

Che ciò che amiamo più in questo mondo

Sia proprio la cosa che ci fa star male di più

 

Il giorno è quasi finito, è lungo appena un dito

Cosa aspettiamo a bere?

Non vorremo che le stelle ci sorprendano col bicchiere asciutto?

Voi che avete sopportato di tutto, brindate con me

Beviamo allegri al nostro giorno più brutto, con vino e ginger

 

Forse in fondo non è normale che ciò che amiamo più in questo mondo

Sia proprio la cosa che ci fa star male di più

 

Voi che avete sopportato di tutto, brindate con me

Beviamo allegri al nostro giorno più brutto, con vino e ginger

 

Forse in fondo non è normale che ciò che amiamo più in questo mondo

Sia proprio la cosa che ci fa star male di più

                                                             DOTTORCONTI


Mi svegli alle tre per guardare quei film un pop porno

28 Marzo 2009

Non so cosa sia stato più sconvolgente di queste Assemblee. Tre giorni intensi, passati veloci, molto più veloci degli altri anni.  Ho avuto talmente tante cose da fare, che è stato difficile rendersi conto di tutto quello che passava sotto i nostri occhi. La musica, si diceva. Assemblee Riunite sulla musica. Sogniamo una specie di nuovo sessantotto. Ci mancano quei tempi in cui si occupavano le scuole, si parlava di Woodstock, si avevano dei veri ideali e ci si sedeva in un prato con una chitarra in mano a parlare d’amore. Questa, almeno, è l’immagine che di quegli anni ci è rimasta. Chissà oggi. Chissà.

Arrivo a scuola camminando a passo spedito e ascoltando i Cure in compagnia. L’aria non è più così fredda in queste mattine di primavera, e un po’ più di luce dà a tutto un aspetto diverso. “Sono le mie penultime assemblee” penso con un vago senso di vertigine che mi assale. Finisco sul serio seduta in un prato a parlare d’amore, non con una chitarra ma con un bongo. E’ il chiostro il luogo dove ci troviamo durante le pause. Ho corso, ho fatto tante cose e altrettante ne ho da fare, ho perso un dvd, ho discusso con mezza Giunta e ho perso alcune fedeli compagne. Ma è un momento di pace assoluta. 

Qualcosa lascia profondamente delusi. E questo è anche IL GENIO. Eravamo tutti perplessi. IL GENIO al Maffei, mah. Cosa ci vengono a fare. Soldi buttati. Poi ovviamente abbiamo deciso di partecipare. Non nascondo di essere stata prevenuta, anzi, polemica nei confronti di questa iniziativa, ma volevo andarci, e vedere cosa avevano da dirci quell’uomo e quella donna. Già l’Aula Magna era semivuota, già era tutto cominciato con un’ora di ritardo, già avevo sonno e non avevo voglia di perdere tempo. IL GENIO qualcosa è riuscito a fare. E’ riuscito a riempire un quarto d’ora senza dire assolutamente niente. In questo sono stati bravi e unici nel loro genere, lo riconosco. Oltre a non sapersi esprimere, alle reazioni stizzite ad ogni minimo intervento, hanno aggiunto un fare scazzatissimo e una capacità di espressione piuttosto confusa. Già, loro sono dei “depressi di merda” e il mondo ce l’ha con loro (a questo punto si invitavano i Dari o qualsiasi gruppo emo e ci saremmo sentiti dire questo senza tante teghe da finti alternativi). E concludono: “Ok, abbiamo finito, e ce ne andiamo affanculo”. Salgono sul palco. Partono dei pezzi dove la voce di lei non si sente, e lui fa solamente tre accordi. Ok, ma andatevene davvero, però.
 Salgo su un palco con tutta l’Aula Magna che mi fissa, mentre devo presentare i nuovi Signore e Signora Maffei. Ci risalgo per suonare con i Burning Box. Questo sarà “il concerto dove non ho pogato”. Una leggera pressione lascia andare un accordo che risuona. Ecco, ci siamo. Al ginnasio dicevo: “Tra pochi anni, là sopra ci saremo anche noi”. Ci è voluto un po’ più del previsto, ma ci siamo riusciti. Quante cose sono cambiate.

Avesa mi prende sulle spalle, rischio più volte di cadere, sogno una birra che non ci sarà. Penso ad altri problemi, e penso che in questo nucleo mi sento protetta. Sono fuori di casa, per un po’ posso evitare di pensarci. E per un po’ posso essere meno forte di quello che devo dimostrarmi.

E stamattina una degna conclusione. Accendo il cellulare, e un messaggio della persona che più ha riempito questi giorni, queste assemblee, questo mese, mi riempie di gioia.

Dio, quanto mi mancherà tutto questo.


Per un po’, è qui.

25 Marzo 2009

Trasferita qui. Almeno per un po’. Per quanto io sia affezionata al mio sgangherato e vecchio blog, ho sentito che era tempo di cominciare qualcosa di nuovo. E’ un bisogno che ho avvertito oggi, mentre mi avviavo verso l’autogestione.

Mi ha mozzato il respiro pensare che è la mia penultima autogestione, così come troppo spesso ci si rende conto all’improvviso che i giorni sono passati.

Ora sono stanca, e scrivere qui potrà farmi riposare, forse.