Scoperta, con tutte le carte in tavola offerte alla bella vista degli altri giocatori.
Acida, come qualche residuo di quest’anno, dal sapore di limone, con una punta di cinismo.
Statica, come è la mia giornata, nell’attesa di qualcosa e nel rimettersi pian piano al lavoro. Eppure ho già scoperto che è nei periodi di stasi come questo che solitamente si ritrova se stessi.
L’altra sera, andando a Santa Viola a vedere i fuochi, respirando la veronese aria notturna dopo prolungate vacanze, senza vedere nessuna stella cadente, ho pensato che nell’eterno mutare delle cose ci sono sempre dei punti fissi. Sto ritrovando in questo periodo delle sensazioni, dei pensieri, delle situazioni che mi riportano a quando ero bambina e che mi pareva di aver perso crescendo. E sono questi i fatti che restano. Pur essendo accidentali, certe cose sono ancora lì, pronte ad aspettarmi quando le cerco, comunque e in ogni caso.
Mi sono seduta sul prato con Giulia e Irene e ho guardato i più bei fuochi che abbia mai visto.

Profonda, come lo sono i miei sentimenti per te.
Irritabile, come mi rende questo caldo.
Giapponese, come è ciò che mi attrae da quando ho scoperto Murakami e Miyazaki.
Mentre sono “a Fumane, in culo ai lupi, a una festa di punkabbestia”, mentre ascolto le nuove scoperte musicali (Foster the People, Il Teatro degli Orrori e Jamiroquai), mentre guardo “Un tram chiamato desiderio”, mentre mi addormento tranquillamente, a volte sento vicino quell’autobus dell’Apt che in sogno mi riporta indietro, oppure mi manda avanti. Fermata a chiamata.