E invece decido di farlo.
Diamo un titolo a questi ultimi giorni. Esattamente come se la mia vita fosse un libro, una storia interessante che qualcuno leggerà. Fingiamo qualcosa del genere.

1) “Come Chiara imparò che, per ottenere una risposta, bisogna continuamente provare e riprovare”.
2) “Once upon a time you dressed so fine”.
3) “Di viaggi mentali e di programmi malsani”.
4) “Come ammettere che gli architetti hanno bisogno degli ingegneri. E come Chiara scoprì, suo malgrado, che forse qualche caratteristica da ingegnere dopotutto la possedeva”.
5) “Come i Marlene Kuntz riuscirono quasi a perdere una fan”.
6) “Di iPod smarriti e voti a Sant’Antonio”.
7) “Il ruolo del frigorifero, ovvero auf Jeden Fall”.
8) “Il dono della sintesi, ovvero come riassumere un anno in due ore”.
E vedo avvicinarsi i vent’anni in un mood strano, londinese, un po’ grigio e cupo come lo sono io talvolta. E per ricominciare ci vuole molto coraggio e un punto di appiglio. E chissà se ne sarò capace, e se ne vale la pena, se quello che sto facendo sia giusto per me.