chia scrive: a inizio novembre mi opero
Mitch Biukennon scrive: morirai.
chia scrive: cambio sesso.
Mitch Biukennon scrive: sisi certo. comunque farà male.
chia scrive: <3
That’s what I call a true friendship.
chia scrive: a inizio novembre mi opero
Mitch Biukennon scrive: morirai.
chia scrive: cambio sesso.
Mitch Biukennon scrive: sisi certo. comunque farà male.
chia scrive: <3
That’s what I call a true friendship.
Sto parlando con dieci persone contemporaneamente. Corro con in mano un bicchiere da cui non riuscirò mai a bere.
Guardo in su.
Ci sono le stelle… stasera non avevo sperato di vederle. E tutto quello che voglio sarebbe che il tempo si fermasse, giusto quell’attimo che basta per vedersi da fuori, per guardarsi dentro. Ci sono le stelle e ci siamo noi. E c’è una sangria nel mio bicchiere che aspetta di essere bevuta.
Mangio svogliata un pezzo di melone. Lo stuzzicadenti lo tengo in bocca. Devo avere un’aria molto campagnola, direi. Tra l’altro sono anche seduta in mezzo a un prato. Ogni tanto viene qualcuno e mi parla, io rispondo, ma poi torno qui. Non credo che desiderare un po’ più di controllo su quello che c’è intorno a noi sarebbe sbagliato. Tra l’altro, le cose quest’anno potevano andare terribilmente male. E invece ne stiamo uscendo. Chissà se c’è un ordine dietro a tutto questo.
Intorno a me vedo figurine che corrono, parlano, bevono, cantano. Figurine fatte di azioni, figurine a cui sono semplicemente un po’ affezionata e figurine che invece amo con tutta me stessa. Figurine che ho paura di perdere: sembrano così fragili, così instabili, anche se sembrano essere fortemente legate a me.
E basta, che cavolo. Non è la prima volta che mi dico “non sono pronta, non sono pronta, ho bisogno di un altro po’ di tempo”. Non sono pronta per cosa, poi? Finisco per convincermi di non essere in grado di affrontare tutto. Finisco per perdere la curiosità, senza più mirare alla bellezza.
Chiara a 18 anni deve cambiare. Deve allungare la mano e prendersi ciò che vuole. Senza se e senza ma. Con un po’ di coraggio, quel coraggio che sotto la scorza le manca. E sconfiggere quella paura strisciante, che in piccolissima parte le è rimasta dentro. Chiara avrebbe bisogno di sapere che tutte le cose verranno da sè, che tutto andrà per il verso giusto e accadrà al momento giusto. Ovviamente non andrà così, e non è solo un istintiva fiducia nella legge di Murphy a farglielo credere. Ma una certa consapevolezza la fa star bene.
E tra l’altro parlare di sè in terza persona vuol dire prendere le distanze da una certa cosa che fa paura. O così direbbe uno psicologo. E poi devo finire la sangria. Che tu solo lo sappia per vero, tutto qua.
«E ti dici che andrà bene se hai l’orgoglio per il tuo niente. Non mentire su te, con te. Senza lacrime, senza regole, è soltanto male in polvere, e ciò che conta sei tu, sei tu»