Voglio far qualcosa che serva.

Bye bye Bombay. 29 maggio 2009: Marlene Kuntz al teatro romano. 30 maggio: Afterhours nello stesso luogo. Due concertoni in due giorni, cosa che non mi era mai successa. Sono stata dilaniata dal dubbio per due settimane, pensando a quale scegliere. Poi una persona mi ha detto: “Chiara, santo cielo, non è il momento di fare l’avaraccia!”.

Il 29 sono arrivata al teatro romano in condizioni un po’ assurde. Ero reduce dalla mia prima settimana di studente-lavoratore (=scuola la mattina, lavoro il pomeriggio e studio la sera), quindi un po’ distrutta. Compito di greco il giorno dopo, e 5 tragedie ancora da studiare, più metà di Euripide. Aiuto.

I Marlene hanno offerto un concerto dissonante eppure ordinato. In ogni loro pezzo c’era un’armonia di insieme, una certa unione, un senso. Godano saltella, suona e canta, muovendosi come un burattino da una parte all’altra del palco. Una delle compagnucce che mi hanno accompagnato mi sussurra: “Mmmh… Godano… vorrei essere lì in quel momento”. I Marlene finiscono, tornano sul palco, fanno altre quattro o cinque canzoni. Un freddo e un vento assurdi, e il cielo scuro. Quel giorno, santo cielo, era piovuto. Non ho potuto fare a meno di pensare, quel pomeriggio, allo sfortunato concerto degli Who nel 2007. Invece, c’erano le stelle sopra di noi. E Godano cantava, e le canzoni scavavano. Le belle scoperte: “Ape Regina” e “Festa Mesta”.

La sera dopo sono tornata in un mood molto diverso. Sapevo di aver chiuso i libri fino a settembre, e la cosa mi piaceva. Molto. Sapevo che avrei passato una serata con molte persone a cui voglio bene. E Manuel non ci ha davvero deluso. Ha fatto pezzi che amo alla follia: “La vedova bianca” in primis, “Riprendere Berlino”, “Ci sono molti modi”. E poi è tornato Godano, per fare “Impressioni di settembre”. «Ho la sensazione di aver già vissuto questa scena» ho gridato. Ekfrones, abbiamo compreso cosa volesse dire. Essere fuori di testa, possesso, invasamento. Sì, direi che ci siamo sentite un po’ Baccanti, in particolare durante il concerto del 30. E’ stato bello trovarsi in mezzo a gente con la stessa passione, la stessa follia, gli stessi sentimenti (anche se non sono mancati personaggi assurdi, come la biondona e la tipa invasata). E poi il gran finale. Avevo sperato per tutta la sera che facessero una canzone in particolare. Ho chiesto, ma i miei compagni non mi hanno dato speranze. Gli After escono, ritornano sul palco. E poi eccola: quella stessa canzone che mi ha accompagnato l’anno scorso, in questo stesso periodo. Che brutto, il maggio dell’anno scorso. Questo è diverso, per alcuni lati solare, per altri non bello. Io non tremo, è solo un po’ di me che se ne va. Concerti assolutamente stupendi, pieni di significato, anche se l’acustica non era sempre al massimo. Quei concerti che ti aiutano a capirti… all’altezza del CapaRezza di questo inverno.

C’è crisi. Non sono la prima a dirlo. Di sicuro queste due serate mi hanno sollevato in un periodo tanto strano, che si evolve e cambia di giorno in giorno. E’ solo il tempo a rivelare la stagione, lo so. Ma vorrei tanto far qualcosa che serva.

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