Mi svegli alle tre per guardare quei film un pop porno

28 Marzo 2009

Non so cosa sia stato più sconvolgente di queste Assemblee. Tre giorni intensi, passati veloci, molto più veloci degli altri anni.  Ho avuto talmente tante cose da fare, che è stato difficile rendersi conto di tutto quello che passava sotto i nostri occhi. La musica, si diceva. Assemblee Riunite sulla musica. Sogniamo una specie di nuovo sessantotto. Ci mancano quei tempi in cui si occupavano le scuole, si parlava di Woodstock, si avevano dei veri ideali e ci si sedeva in un prato con una chitarra in mano a parlare d’amore. Questa, almeno, è l’immagine che di quegli anni ci è rimasta. Chissà oggi. Chissà.

Arrivo a scuola camminando a passo spedito e ascoltando i Cure in compagnia. L’aria non è più così fredda in queste mattine di primavera, e un po’ più di luce dà a tutto un aspetto diverso. “Sono le mie penultime assemblee” penso con un vago senso di vertigine che mi assale. Finisco sul serio seduta in un prato a parlare d’amore, non con una chitarra ma con un bongo. E’ il chiostro il luogo dove ci troviamo durante le pause. Ho corso, ho fatto tante cose e altrettante ne ho da fare, ho perso un dvd, ho discusso con mezza Giunta e ho perso alcune fedeli compagne. Ma è un momento di pace assoluta. 

Qualcosa lascia profondamente delusi. E questo è anche IL GENIO. Eravamo tutti perplessi. IL GENIO al Maffei, mah. Cosa ci vengono a fare. Soldi buttati. Poi ovviamente abbiamo deciso di partecipare. Non nascondo di essere stata prevenuta, anzi, polemica nei confronti di questa iniziativa, ma volevo andarci, e vedere cosa avevano da dirci quell’uomo e quella donna. Già l’Aula Magna era semivuota, già era tutto cominciato con un’ora di ritardo, già avevo sonno e non avevo voglia di perdere tempo. IL GENIO qualcosa è riuscito a fare. E’ riuscito a riempire un quarto d’ora senza dire assolutamente niente. In questo sono stati bravi e unici nel loro genere, lo riconosco. Oltre a non sapersi esprimere, alle reazioni stizzite ad ogni minimo intervento, hanno aggiunto un fare scazzatissimo e una capacità di espressione piuttosto confusa. Già, loro sono dei “depressi di merda” e il mondo ce l’ha con loro (a questo punto si invitavano i Dari o qualsiasi gruppo emo e ci saremmo sentiti dire questo senza tante teghe da finti alternativi). E concludono: “Ok, abbiamo finito, e ce ne andiamo affanculo”. Salgono sul palco. Partono dei pezzi dove la voce di lei non si sente, e lui fa solamente tre accordi. Ok, ma andatevene davvero, però.
 Salgo su un palco con tutta l’Aula Magna che mi fissa, mentre devo presentare i nuovi Signore e Signora Maffei. Ci risalgo per suonare con i Burning Box. Questo sarà “il concerto dove non ho pogato”. Una leggera pressione lascia andare un accordo che risuona. Ecco, ci siamo. Al ginnasio dicevo: “Tra pochi anni, là sopra ci saremo anche noi”. Ci è voluto un po’ più del previsto, ma ci siamo riusciti. Quante cose sono cambiate.

Avesa mi prende sulle spalle, rischio più volte di cadere, sogno una birra che non ci sarà. Penso ad altri problemi, e penso che in questo nucleo mi sento protetta. Sono fuori di casa, per un po’ posso evitare di pensarci. E per un po’ posso essere meno forte di quello che devo dimostrarmi.

E stamattina una degna conclusione. Accendo il cellulare, e un messaggio della persona che più ha riempito questi giorni, queste assemblee, questo mese, mi riempie di gioia.

Dio, quanto mi mancherà tutto questo.


Per un po’, è qui.

25 Marzo 2009

Trasferita qui. Almeno per un po’. Per quanto io sia affezionata al mio sgangherato e vecchio blog, ho sentito che era tempo di cominciare qualcosa di nuovo. E’ un bisogno che ho avvertito oggi, mentre mi avviavo verso l’autogestione.

Mi ha mozzato il respiro pensare che è la mia penultima autogestione, così come troppo spesso ci si rende conto all’improvviso che i giorni sono passati.

Ora sono stanca, e scrivere qui potrà farmi riposare, forse.